Tecnologia

Apps e Privacy, un rapporto sempre in contrasto: quanto rischiamo?


Secondo un nuovo rapporto di Privacy Enforcement Global Network, le apps scaricate su cellulari, tablet, smartphone, non garantirebbero la necessaria protezione della vita privata. L’ansia degli utenti circa il rispetto della privacy da garantire e non mantenuta dalle varie applicazioni scaricate sul proprio device, sarebbe dunque giustificata? Secondo questo ultimo rapporto intergovernativo sì. Ma vediamo di cosa si tratta nel dettaglio.

Come viene riportato da WSJ, questo rapporto è stato basato su una revisione di 1.211 diverse applicazioni nel corso di una settimana di maggio: il rapporto è il risultato di uno studio condotto dal Privacy Enforcement Global Network, ossia una coalizione di funzionari di privacy provenienti da 19 paesi. Bene, cosa è stato rilevato dal rapporto su Privacy vs. Apps?

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Attraverso la ricerca condotta durante la settimana di maggio su oltre un migliaio di app, i funzionari hanno scoperto che il 60% delle applicazioni sollevano problemi di privacy, in base a tre criteri:

  1. Non rivelano come hanno usato le informazioni personali;
  2. Hanno richiesto che l’utente rinunciasse a una quantità eccessiva di dati personali come condizione per scaricare l’app;
  3. Le politiche sulla privacy sono stati resi in caratteri troppo piccoli per essere letti sullo schermo di un telefono cellulare.

E, in particolare, rivela WSJ, il 30% delle applicazioni recensite cade nella prima categoria, fornendo alcuna informazioni sulla privacy di qualsiasi genere. Un altro 31% di queste app ha chiesto di accedere ai dati personali, quali ID del dispositivo, ubicazione, contatti, calendario e registri delle chiamate, senza spiegare se e perché queste informazioni fossero necessarie al funzionamento dell’applicazione stessa. Il 43% di queste applicazioni non adatta le informative sulla privacy per il piccolo schermo o dispositivi mobile (4-5 pollici), e non facilitano la lettura da parte degli utenti.

smart-apps non sicure per proteggere la privacy lo dice un rapporto intergovernativo

Utile sapere che, ma non troppo difficile da individuarne il motivo, che, tra i dati personali richiesti, quelli più comunemente necessari sono spesso quelli che riguardano la posizione dell’utente. Il 32% infatti, di queste applicazioni, lo richiede come fondamentale per poter iniziare il download. Comunque, la posizione permette una categorizzazione del target in base alla località, ovvi i fini promozionali e di creazione database localizzati. Il rapporto comunque non accenna ad alcuna app specifica, inoltre, non è specificato se le stesse applicazioni selezionate siano state scelte ‘random’ oppure seguendo criteri, segnalazioni etc.

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